massimo bonaccorso

Invalido con preavviso di licenziamento. Quali sono le reali motivazioni?

È una strana storia quella che sta vivendo Massimo Bonaccorso, dipendente della AGESP SpA che si occupa del trattamento, recupero e raccolta dei rifiuti nel Comune di Aci Castello. Un preavviso di licenziamento che sembrerebbe avere altre motivazioni, ben diverse da quelle prospettate dalla ditta.

Massimo è invalido civile e soffre di asma bronchiale, certamente per lui non è possibile lavorare in luoghi non idonei e molto umidi ma i locali, dove Bonaccorso opera, risultano inadatti per permettere al personale di lavorare in tranquillità, figuriamoci a persone disabili.

Massimo lavora come magazziniere per la ditta, i locali si trovano al Campo Sportivo Comunale di Aci Castello ma gli stessi non risultano adeguati o comunque in condizioni pessime e molto umidi.

Per Massimo, che ricordiamo soffre di asma bronchiale, non è possibile continuare a lavorare in quelle condizioni e ha chiesto alla ditta un incarico diverso.

Occorre sottolineare che il dipendente invalido è stato protagonista, nei tanti anni di lavoro, di molte battaglie sindacali per mancata applicazione di accordi contrattuali, atteggiamenti discriminatori e insalubrità dei luoghi di lavoro.

La “Fp Cgil” di Catania afferma che “l’azienda, tramite i propri rappresentanti, si è più volte negata anche telefonicamente. Non risponde, pone forzatamente in ferie Bonaccorso e gli comunica l’intenzione di chiudere il magazzino, proponendo alternative inaccettabili per un disabile: dal trasferimento a 400 km di distanza alla mansione di autista, alla raccolta  porta a porta”.

Massimo Bonaccorso, che è marito e padre di due figli,  commenta cosi: “Considero questo preavviso di licenziamento un attacco personale. Ho la colpa di avere difeso i miei diritti e quelli dei miei colleghi. I fatti raccontano questo ma combatterò la mia battaglia senza stancarmi. E stavolta sarò io ad essere difeso dal mio sindacato”.

Acitrezza: la pessima cartolina per il turista

Un cartolina di Acitrezza che Verga non avrebbe voluto vedere

Meta di turisti durante l’estate ma anche nei periodi freddi, il luogo de “I Malavoglia” di Verga e del mitico Polifemo. A Trizza, con la sua antica e notevole tradizione potrebbe vivere solo di turismo, intendiamoci, quello vero e genuino.

Purtroppo, ancora una volta, l’amministrazione non riesce a gestire o imporre la gestione a regola d’arte. Di fatto, lo spettacolo che turisti e trizzoti sono costretti a vedere la mattina è quello di una località piena di sacchi dell’immondizia abbandonati sul marciapiede, spazzatura ovunque.

Nel centro storico di Acitrezza la raccolta viene fatta porta-porta, rigorosamente indifferenziata, semplicemente il cittadino lascia il sacchetto della spazzatura fuori dalla porta e il piccolo camion della nettezza urbana lo raccoglie. Modalità utilizzata anche in altre località dove le strade, a causa della ridotta larghezza, non permettono la circolazione dei grandi camion.

Non si capisce se il problema sono le persone che non rispettano l’orario di conferimento oppure gli orari di passaggio del Camion della nettezza urbana.

Il risultato: alle 10.00 di mattina, le strade sono piene di sacchi della spazzatura ed i passanti neanche riescono a camminare sul marciapiede. I cittadini più “nobili” non aprono neanche la porta di casa ma lasciano il sacchetto appeso ad un filo dal balcone, ad un metro da terra.

Certamente un cartolina di Acitrezza che Verga non avrebbe voluto vedere. L’Amministrazione dovrà dare risposte o aumentare i controlli.

Fonte: www.lurlo.info

Troppi dubbi sulla raccolta indumenti usati

Quanti vestiti dovremmo buttare perché un po’ rovinati o perché abbiamo preso qualche chilo di troppo ma spesso è un peccato dare via abiti che potrebbero essere utilizzati da altre persone, magari che hanno difficoltà economiche, allora la cosa migliora da fare è donarli in beneficenza. I volantini (come quelli nella foto) che ultimamente abbiamo visto ad AciCastello hanno sicuramente reso felice qualche castellese stanco della montagna di vestiti che attendeva, all’ingresso, di essere portata presso un centro per la raccolta. Quale migliore occasione per sbarazzarsi degli indumenti non più utilizzati lasciandoli comodamente fuori dalla porta di casa? E’ importante però assicurarsi che veramente gli indumenti raccolti da fondazioni poco conosciute arrivino nelle mani giuste. Su internet non esiste un sito o una pagina che parli, anche soltanto accennando, di questa Fondazione. Sul volantino c’è qualche dato: la partita IVA, una E-mail ma niente numero di telefono. Il nome è “Fondazione A.U. Cristo Filos Santa Maria – Torino – Italy”. Nell’elenco delle Associazioni di Promozione Sociale della Provincia di Torino, recuperata presso l’Assessorato alle politiche sociali non risulta questa Fondazione e neanche nel Registro delle Organizzazioni di Volontariato della Regione Piemonte risulta niente. Nel volantino c’è una partita IVA e con la visura storica ecco che spuntano tutti i dati. Secondo l’Agenzia delle Entrate la Fondazione dovrebbe occuparsi di Attività di assistenza a domicilio, servizi di gestione e organizzazione di presidi socio-assistenziali. Il rappresentante legale della Fondazione vive a Torino presso la sede legale dell’associazione ed ha 65 anni. Troviamo subito il numero di telefono e per capire dove vanno a finire questi vestiti facciamo qualche domanda. La conversazione è confusa e con molte contraddizioni. L’interessato afferma che ci sono dei volontari che si occupano di gestire la raccolta a Catania ma non ricorda il numero di telefono né i nominativi. Successivamente parla di una diffida e di un esposto presentato alla Questura perché c’è gente che usa il nome della fondazione per recuperare vestiti che in seguito vengono venduti nei mercati e nelle fiere. Di parlare con il responsabile per la raccolta a Catania non se ne parla e neanche il legale rappresentante della fondazione, quindi responsabile delle attività della stessa, non sa dove viene svolta ufficialmente la raccolta degli indumenti che spesso, un po’ stizzito, chiama “stracci”. Sul volantino viene specificato che raccolgono: vestiti, scarpe, coperte, lenzuola, tovaglie, giocattoli e perfino peluche. Per caso qualcuno con questi “stracci” ci guadagna? Se veramente volete fare del bene con gli indumenti che non utilizzate più affidatevi a volontari certificati e competenti nel settore, così avrete la certezza, senza dubbi, che il vostro atto sarà un gesto di beneficenza. Se non avete idea di dove andare a consegnare gli indumenti rivolgetevi al parroco della Chiesa più vicina. Loro sanno come fare del bene.

Fonte: http://www.creattiva-acicastello.com/creattivamente